Aprire un'impresa
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Con le continue modifiche alle norme fiscali, la situazione geo-politica di alcuni Paesi e una costante incertezza su quello che sarà il futuro, chiedersi se ne valga la pena di aprire una propria attività è del tutto lecito.

Quando un imprenditore di successo racconta i frutti del suo lavoro, normalmente qualcuno commenta con una frase del tipo “Che fortuna!”. Niente di più falso: avere successo in imprenditoria dipende da un equilibrio di fattori che nella maggior parte dei casi sono il riflesso di scelte ben precise. Nonostante l’opinione pubblica tenda sempre a vedere il bicchiere mezzo vuoto, ovvero la tassazione elevata, il mercato europeo in crisi e così via, aprire una propria impresa è ancora una scelta economicamente conveniente, se ponderata bene.

Vantaggi e svantaggi di aprire una propria impresa

Negli ultimi anni, sempre più persone hanno deciso di lasciare un lavoro sicuro in grandi aziende per seguire un proprio obiettivo. A spingere per l’apertura di una propria impresa normalmente sono diversi fattori: scopriamo insieme quali sono.

  • La possibilità di vedere un’idea trasformarsi in realtà.
  • Avere il totale controllo del proprio tempo e delle risorse economiche.
  • Poter aumentare i propri guadagni.
  • Sentirsi maggiormente realizzato come persona.

Sono obiettivi bellissimi e comprensibili, ma l’entusiasmo di una nuova attività in proprio deve tenere conto anche degli inevitabili svantaggi di aprire un’impresa.

  • Non ci sarà più il classico orario da ufficio e ciò significa lavorare quando serve, senza porsi limiti.
  • È un percorso complesso, che potrebbe portare a momenti inevitabili di scoramento.
  • Non ci sono garanzie di successo: tutto dipende da un mix di fattori variabili.
  • La tassazione in Italia è ancora piuttosto elevata.

A proposito della questione tasse, va detto però che ci sono soluzioni pensate per facilitare chi non ha grandi disponibilità economiche, i giovani e i nuovi imprenditori. Per questa ragione, è importante affidarsi a commercialisti capaci, che siano in grado di indicare la strada giusta da percorrere.

Come è cambiata la pressione fiscale nel tempo

Secondo il rapporto internazionale Paying Taxes 2020, realizzato da Banca Mondiale e PwC, la tassazione media delle imprese nel mondo è al 40,5 %, mentre in Italia si aggira intorno al 59,1 %. Secondo l’ultimo dato annuale, relativo agli aumenti di tassazione del 2018, il nostro paese è purtroppo nei primi posti, con una maggiorazione del 5,9 %. Non un bel dato, che potrebbe scoraggiare molti futuri imprenditori.

In attesa dei dati più aggiornati, che speriamo essere più incoraggianti, è anche emerso come l’avanzamento delle tecnologie digitali nel nostro paese anticipi un abbassamento dei costi e una semplificazione dei processi per chi vuole aprire un’impresa. Ciò, unito a misure ad hoc per l’imprenditoria, potrebbe davvero cambiare il passo.

Ma come si è modificato il gettito fiscale in Italia negli ultimi anni? L’incremento della tassazione delle imprese, passata dal 53,1 % del 2017 al 59,1 % del 2018 (e anche per il 2019 non ci si aspettano sorprese positive), è principalmente imputabile alla cancellazione di alcuni sgravi contributivi temporanei introdotti durante il governo Gentiloni. A pesare sono anche i tempi troppo elevati per ottenere un rimborso IVA o per correggere una dichiarazione dei redditi.

Quali sono le diverse tipologie di impresa tra cui scegliere

Prima di aprire una propria impresa, vanno valutate con il commercialista le diverse opzioni disponibili. Una prima distinzione è quella tra impresa individuale e impresa collettiva. Nel caso delle imprese individuali, l’imprenditore risponde illimitatamente delle obbligazioni dell’azienda, che non ha autonomia giuridica.

Per quanto riguarda le imprese collettive, invece, il discorso si fa più complesso ed è necessario dividere tra società di persone e società di capitali. Nelle prime, le persone prevalgono sul patrimonio e il soggetto giuridico corrisponde ai soci a capo della società, che si fanno carico sia dei diritti che degli obblighi derivanti dall’attività aziendale. Le società di persone sono la S.S. (Società Semplice), la S.N.C. (Società in Nome Collettivo) e la S.A.S. (Società in Accomandita Semplice).

Nelle società di capitali, invece, il soggetto giuridico non è costituito dai soci a capo della società, ma dalla società stessa. I soci rispondono a obblighi e benefici in maniera corrispondente alla loro quota di capitale. Le società di capitali sono la S.R.L. (Società a Responsabilità Limitata) e la variante semplificata S.R.L.S. (Società a Responsabilità Limitata Semplificata), la S.P.A. (Società per Azioni), la S.A.P.A. (Società in Accomandita per Azioni) e le società cooperative.

A fronte della situazione economica e fiscale precedentemente elencata, per chi vuole fare il grande passo nelle società di capitali, ma non dispone del capitale sufficiente, la S.R.L.S. potrebbe essere la scelta giusta. Per la costituzione di questo tipo di società ci sono molte meno spese rispetto alla classica formula societaria della S.R.L. e inoltre è aperta a tutti, senza limiti di età.

Il vantaggio principale è dato dall’assenza di un capitale minimo in ingresso: si può decidere di versare solo 1 euro oppure un massimo di 9.999 euro, mentre per la S.R.L. si parla di almeno 10.000 euro, senza un tetto. In più, aprire la S.R.L.S. non ha costi notarili, perché l’atto costitutivo è standard.

Se stai pensando di aprire un’impresa, questa potrebbe essere proprio la scelta più indicata.

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